Edizioni THYRUS

La magia della parola scritta

 

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Pierluigi Seri

Controluce

 

 

La strada era buia...

 

Atto unico - monologo

Personaggi: Zwolf è protagonista unico e assoluto

Scena: Un lungo viale umido e buio

Argomento:
Durante una fredda notte di inverno, Zwolf, il protagonista, abbandona la strada che stava percorrendo inoltrandosi in un buio viale, mosso da puro spirito di avventura.
è solo, circondato dalle tenebre, ma poi si accorge di non essere più tale... dei misteriosi passi lo seguono. Zwolf così ingaggia un dialogo con il suo inseguitore, il quale perà si limita soltanto a seguirlo senza interloquire.Il protagonista grida, trema, insulta, supplica, senza ricevere risposta.Chi è il misterioso personaggio? Nei vari tentativi di risolvere questo enigma, Zwolf compirà un viaggio all'interno dei suoi dubbi, delle sue paure, delle sue contraddizioni.
Da questa esperienza egli uscirà completamente trasformato, tutte le certezze che aveva crollano improvvisamente.

 

 

 La strada era buia, si vedeva di essa solo la parte illuminata dalla luce fioca del lampione, il resto spariva nel nulla dell'oscurità: sem-brava portasse verso l'infinito; una farfalla notturna volteggiava in-torno alla luce del fanale, intrecciando voli, compiendo mille acrobazie. Zwolf stava fermo in mezzo alla strada, guardando verso il punto dove essa si perdeva.
Chiss cosa c'è oltre?
Forse un mondo arcano e misterioso o forse niente; solo una strada che si perde nello spazio o in un orrido precipizio.
Chiss?
Quel buio gli metteva paura, ma anche lo attraeva con la sua indeterminatezza, mentre si trovava solo in mezzo alla strada, sospeso nell'altalena del pensiero che lo spingeva ora a proseguire, ora a restare fermo dov'era!
Dunque, che fare? 'Ristare' o avanzare? pensava. Se avanzo, potrei incontrare chiss cosa: nani, giganti, maghi, mostri... Se resto, invece, non saprà mai cosa c' nel buio, cosa si cela nella sua oscura profondità!
Essere o non essere, l'eterno dilemma di coloro che sono indecisi sulla strada da prendere e, proprio per evitare di perdersi, finiscono imprigionati nella tela di ragno dei loro dubbi angosciosi: peggio che prendere una strada sbagliata.
No! No! esclam Zwolf. Non me ne starà qui ad aspettare per l'eternità, catturato nei meandri dei miei dubbi, nella bonaccia delle mie incertezze: agirà!!
L'uomo battà forte un piede a terra, come volesse, con quel colpo, imitare un cavallo che, spronato, si lancia al galoppo, poi cominci ad avanzare, prima a passo veloce, successivamente, mentre si addentrava nell'oscurità e la luce del fanale si attenuava, rallentà l'andatura di un po'; la rallentà ancora, poi ancora, poi ancora fin quasi a fermarsi.
Mi sto di nuovo fermando? Che faccio? Dove è finito tutto l'ardore per l'impresa? Sono dunque di nuovo preda delle incertezze che divorano i miei nervi come un esercito di formiche fameliche finch non lasciano solo ossa spolpate?
No! No! Accidenti, devo andare, devo vedere cosa si cela nel buio!
Cosa ci sarà mai di così spaventoso da impedirmi di entrare, di conoscere.
Spron un'altra volta il suo cavallo immaginario e prosegu.
La luce del fanale era diventata ormai un vago chiarore lontano. Zwolf sentiva i suoi passi risuonare sul cemento del marciapiede; essi rimbombavano cupi, cadenzati nel ritmo come su una vuota cavità.
Ogni colpo gli martellava nella mente simile a un maglio che si abbatte pesante sull'acciaio incandescente, sollevando sprizzi di scintille e guizzi improvvisi di fuoco, poi un attimo di pausa angosciante, di nuovo un colpo e di nuovo scintille e fuoco, così ancora avanti...
Tuttavia continuava ad avanzare, sebbene il rumore e il buio gli stringessero la gola per la paura.
Quello che, perà, lo agitava di più non erano tanto i passi, quanto lo spazio che intercorreva tra di essi.
Ora cosa accadrà? Forse qualcuno potrebbe aggredirmi, mentre sto passeggiando, forse da quella oscurità potrebbe venir fuori chiss quale cosa e ridurmi a brandelli.
Talvolta Zwolf si fermava per un attimo, rimaneva in piedi, mentre i suoi occhi, muovendo le pupille, scrutavano inutilmente quello spicchio di mondo privo di luce, le sue orecchie, come gigantesche parabole, captavano, registravano ogni minimo segnale, ogni movimento, anche il più impercettibile; gli sembrava di udire dei passi dietro di s, ma, come si voltava, il rumore spariva inghiottito dal buio.
Allora continuava per un po', poi si fermava... Ecco di nuovo i passi proprio dietro di lui... Eccoli... Eccoli, chi sarà mai?
Chi lo insegue? Chi ce l'ha con lui?
Si voltà di scatto: nulla, solo il gelido cemento del marciapiede e la sagoma immobile di un albero.
Eppure quei passi li ho sentiti! Erano qui! Dov'è andato chi mi inseguiva? Non può essersi dileguato, tanto meno dissolto nell'aria!
Continuava a ficcare gli occhi dappertutto, cercando ogni minima traccia... Non c'era nessuno, soltanto delle cose inanimate.
Allora Zwolf torn indietro.
Forse il misterioso essere che mi segue come un'ombra si è nascosto dietro quell'albero! diceva.
Guard la pianta annerita dall'umidità e dall'oscurità, prima a distanza di qualche metro, poi da vicino: niente!
No, non è possibile! Starà dietro!
Girà intorno al fusto del vecchio ippocastano; niente, solo alcune foglie accartocciate per la guazza notturna.
Nessuno! Non può essere; eppure era l, proprio dietro a me; l'ho sentito! Camminava seguendo i miei passi, rumore dopo rumore, orma dopo orma. Era dietro a me, l'ho sentito!
Deluso, ma anche incuriosito, Zwolf torn al punto di prima, ricominciando a camminare lentamente, ma con l'orecchio sempre attento a percepire qualsiasi movimento.
Ora era interamente circondato dalle tenebre, da ogni parte il colore era nero: neri gli alberi, nero il marciapiede, nero il muretto che correva parallelo a esso, nera la strada dove non passava nessuno e che si perdeva nell'infinito.
Aveva fatto una quindicina di passi ed ecco di nuovo quel suono dietro di lui. I passi erano precisi, cadenzati, in perfetta sintonia con i suoi, quasi fosse un'eco. Zwolf allora nel sentirli si voltà; nessuno, solo un nero cupo.
Se io aumento l'andatura, anche 'lui', la 'cosa', dovrà farlo, se non vuole che gli sfugga; allora mi girerà e lo guarderà in faccia, potrà così conoscere il volto della verità.
Questa era la luminosa idea che gli si era accesa nella lampada della mente.
Cominci ad aumentare l'andatura, come aveva stabilito; i suoi passi si facevano sempre più svelti, il ritmo più cadenzato e incalzante; il cemento, percosso dai tacchi, risuonava secco.
Poco dopo, ecco di nuovo un rumore insistente di passi, stesso ritmo, stessa scansione, stesso suono.

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