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La storia di un uomo ch'era
stufo di sentir parlar degli ufo
1
Cera
una volta un signore stufo
di sentire parlare degli UFO.
Quando qualcuno gliene parlava
rideva, tossiva e sbuffava
concludendo: "Macch, macch!
Sono tutte sciocchezze per me".
Ma
un d, facendo una passeggiata,
si vide la strada sbarrata
da una macchina tonda e pesante
che pareva un disco volante.
La guard, la tocc, poi disse: "Macch!
Sembra un disco, ma un disco non ".
2
Proprio
in quel mentre un tipo strano
gli venne incontro, tesa la mano:
"Non lei, scusi, il signor Miccich,
quello che quando si parla degli UFO
risponde sempre: Macch, macch...
sono tutte sciocchezze per me".
A quest'antifona Leo Miccich
rispose subito: "S, sono me.
Ma lei adesso mi dica chi
e come ha fatto a sapere di me..."
3
"Se mi permette, io mi
presento:
sono venuto sull'ali del vento,
sono venuto da tanto lontano
proprio per stringerle forte la mano.
Dopo tutto non son molto strano,
sebbene sia un venusiano.
Mi chiamo Astrus Pi'menotre
come lei si chiama Leo Miccich".
Scuotendo il capo Leo Miccich
disse più volte: "Macch, macch!
Queste cose non fanno per me.
Certamente lei è molto strano,
ma non per questo un Venusiano.
Se fosse infatti un Venusiano
non parlerebbe in italiano.
Se posso esprimere un'opinione,
lei non è altro che un'illusione.
Cambi argomento, macch, macch,
questi trucchi non vanno per me".
4
"Un'illusione? Ma allora
non crede
n a quello che sente n a quello che vede!
A questo punto mi vedo costretto
a farle fare un bel viaggetto.
Terra-Venere, andata e ritorno.
Ci basta il tempo che resta del giorno.
Venga, venga: sarà un bel viaggio,
ne sarà lieto, si metta a suo agio;
poi quando a terra ritornerà,
da raccontarne di belle ne avrà..."
A quest'uscita Leo Miccich
puntà i piedi davanti a s:
"Non si disturbi, ho molta fretta,
mia moglie in ansia a casa mi aspetta.
Le ho detto: vado e torno per cena.
è timorosa, mi fa tanta pena..."
5
Ma il Venusiano lo prese per mano
e Miccich lo segu piano piano.
Quell'uomo aveva uno strano potere
che non si poteva di certo vedere.
Solo quando entrà nel disco volante
Miccich pianse come un lattante.
"Mi faccia scendere, non credo a niente,
quello che accade è tutto apparente...
Mia moglie mi aspetta... Questo è un fatto,
non certamente volare su un piatto!....
6
Ma Astrus gli diede del vino di
raggio
e Miccich riprese coraggio.
Poi, quando vide nel disco volante
tutti i congegni del vasto quadrante,
quando sentà che il Venusiano
parlava un linguaggio difficile e strano
con gli abitanti del Cosmo lontano,
dimostrando improvvisa passione,
chiese di tutto una spiegazione.
7
Ginto su Venere Leo Miccich,
vide un mondo che uguale non c'.
Vide le belle Venusiane
tutte dorate come banane;
vide gli orsi e vide i cavalli
che ballavano il 'dalli dalli';
vide gli uccelli del Beta squadrone
giocare a calcio con l'Aquil-pallone;
vide la volpe andar con l'agnello,
quasi fossero sorella e fratello;
i Venusiani uniti è compatti
viver felici in ville di piatti;
vide i ragazzi andare a scuola
tutti felici col vola-vola;
il panvisore, grande e rotondo,
che proiettava i fatti del mondo
e si vedeva che sol sulla terra
esistono le armi e la guerra...
8
Miccich era come invasato;
non sarebbe più ritornato
se Astrus stesso, al morire del giorno,
non lo avesse costretto al ritorno.
Sceso dal disco, strinse la mano
all'amico che tornava lontano:
"Grazie, gli disse, avevi ragione
mi ha fatto bene la lezione!
Ora potrà dire alla mia gente
che il nostro progresso non val niente,
che solo Venere ha realizzato
la civiltà che abbiamo sognato:
una società in cui tutti i viventi
sono uguali, felici e contenti..."
9
Torn a casa con aria serena,
sebbene fosse un po' tardi per cena;
ma la signora, che stava in pena,
gli si scagli contro come una iena
chiedendo il perché, con tutte le prove,
si fosse assentato fino alle nove.
Leo Miccich, con aria saputa,
le raccontà la vicenda vissuta;
ma lei, senza alcuna ragione,
gli diede un potente ceffone,
ripetendo: "Macch, macch!
Queste sono tutte scuse per me"
10
Leo Miccich ci restà molto
male,
fece una faccia da funerale,
poi corse fuori e a chiunque incontrava
la sua bella avventura narrava;
ma tutti, anche amici e parenti,
con sorrisi e ammiccamenti
alfin commentavan: "Macch, macch!
Queste balle raccontale al re".
11
Leo Miccich si vide perduto
per cento giorni rimase muto;
poi, per caso, dei bimbi incontrà
e a lor la storia degli UFO narrà.
Lo ascoltarono, le bocche aperte,
gli occhi attenti, le braccia conserte
e poi gli chiesero: "Adesso dov'
il Venusiano Astrus Pi'menotre?
Fallo tornare presto, se puoi,
così su Venere andremo anche noi..."
E Miccich rispose contento:
"Tornerà un giorno sull'ali del vento..."
12
Gente, la mia storia finisce qui.
Esistono gli UFO? Miccich dice di s.
E quando racconta è talmente sincero
ch'io son convinto che dica il vero
come convinti ne sono i ragazzi
che per ascoltarlo fan cose da pazzi...
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