Edizioni THYRUS

La magia della parola scritta

 

 HOMESTORIA   LA BIBLIOTECA     CONTATTI     BLOG

                                

Marinella Temperoni

Quando il pane era di granturco

 

 

Introduzione

 

Scrivere un libro come questo non mai semplice: e il risultato di anni di ricerche e di un faticoso lavoro; s'incontrano una serie di riflessioni, di dubbi, d'incertezze, insomma, una serie di difficoltà. In questo caso, perà, la difficoltà maggiore è stata quella di selezionare i vari personaggi che ho intervistato ed è stato così arduo da non riuscire, alla fine, a scartare alcun membro, perché ogni storia è degna di nota.

Riguardando globalmente il mio lavoro, mi sono accorta che qualche racconto può forse apparire un po scialbo o poco significativo nel contesto generale. In realtà, perà, ogni persona da me intervistata è stata importante, anche chi ha collaborato con più difficoltà, oppure ha dimostrato addirittura ostilità nei mie confronti. Mi viene in mente, ad esempio, l'uomo che sospettava che io stessi indagando al fine di revocargli la pensione: per questo, credo, si è comportato con freddezza fino all'ostilità, fingendosi disinteressato, ma in realtà mosso dal timore di perdere un beneficio che aveva conquistato con tanta fatica.

Molti hanno testimoniato il dramma dell'esistenza che caratterizzava la loro vita in un clima di lacerazioni politiche. Tutti erano fascisti, comunisti, democratici, socialisti, senza partito, ma senza una vera scelta. Dovevano essere ci che veniva loro imposto di essere.

Lo scopo di questo libro, comunque, è quello di far conoscere quali siano stati i disagi di sopravvivenza della generazione che ci ha preceduto. Se si avesse la pazienza per cercare di sfatare certi luoghi comuni nel mondo delle tradizioni, vedremmo quanto può essere affascinante e coinvolgente riscoprire e valorizzare gli aspetti più nascosti e dimenticati del proprio e degli altri territori.

Ultimo motivo, ma non il meno significativo, è il recupero dei vari dialetti. Più di una volta i discorsi possono sembrare poco logici o da me riportati in modo errato; in realtà ho voluto trascrivere fedelmente il raccontare spontaneo e immediato degli intervistati e delle intervistate. Con un pizzico di orgoglio dico che il libro stesso può testimoniare quanto io abbia voluto valorizzare i vari dialetti: un modo di comunicare ormai sulla via del tramonto e destinato a scomparire.

Spero proprio che questo mio lavoro, nel tempo, acquisti valore di testimonianza storica.

Mi rendo conto che certe peripezie, certe situazioni di vita, certi disagi e sacrifici disumani oggi possono sembrare quasi inverosimili, perà vorrei far notare che quando gli intervistati e le intervistate raccontano di gioie, di feste, di piccole soddisfazioni come mangiare per un giorno finalmente sino alla sazietà, dimostrano di aver saputo apprezzare le cose positive della vita in un modo più profondo e significativo rispetto ad Oggi.

Oggi che godiamo di ogni benessere, siamo veramente più felici?

Un ringraziamento particolare a Walter Pilini per aver curato con tanto impegno la trascrizione dialettale delle interviste.

 

M. T.

 

Nota:

Gli interventi dell'Autrice all'interno delle risposte degli intervistati e delle intervistate sono contenuti fra le parentesi quadre.

 

 

Antonio Bacioia

 

Il signor Antonio ha una figura molto imponente: è alto un metro e ottantacinque. La moglie invece è piccola di statura, con una corporatura molto esile, assomiglia a una vespa o a una leggiadra farfalla.

A questo proposito il signor Antonio mi ha raccontato un episodio che mi ha fatto ridere: un giorno aveva portato dal calzolaio, per farle riparare, un paio di scarpe sue e di sua moglie. Dopo qualche giorno la signora, come stabilito, torna a ritirarle; quelle del marito sono pronte... ma delle sue non c la minima traccia... Eppure il calzolaio si ricorda di averle riparate insieme. Cerca e ricerca... indovinate dove erano finite le scarpe della signora? Completamente all'interno di quelle del marito... cosa comprensibile, dato che i numeri sono rispettivamente quarantacinque e trentatrà.

Dalla mia descrizione potrebbe sembrare una coppia male assortita, invece i due coniugi hanno saputo armonizzarsi in modo tale che non si fa più caso alla differenza di statura. Hanno avuto un figlio in et avanzata.

Nel volto di Antonio solitamente sereno appare a volte un'improvvisa espressione di durezza, che cerca subito di mitigare. Forse è dovuta a qualche ricordo poco piacevole della sua vita passata, oppure al peso dell'et.

 

Quando e dove siete nato?

ACastiglione del Lagoil 6marzo1910.

 

Com stata la vostra fanciullezza?

Ero contento di quello che c'avevo.., anche se se magnava el pane de granturco ero contento...

 

I vostri genitori vi hanno voluto bene?

Uh!!! Pe l'amor di Dio! Insuperabile el bene che ce volevano! Eravamo sette figli, quattro maschi e tre femmine che ce s'mo voluti tanto bene, ora s rimasto solo. Io me pare che ero verso el quarto o il quinto.., ma no... El sesto!!! La più grande se chiamava Annunziata, poi c'era Francesco, Maria Domenica, Giliseppe, Antonio [cio luiJ, Nazzarena, che s fatta suora. El nome da suora era suor Maria Filippina e infine Pietro, che è stato in seminario, Se voleva fa prete, ma per motivi di salute ha dovuto lasciare  l seminario; è cresciuto come n fil d'erba, alto alto, senza forza, perà ha continuato a studiare e s fatto insegnante. Sull'insegnamento inculcava più el fatto religioso, era più prete dopo che prima.

 

Quindi la vostra famiglia era religiosa?

Molto.., molto.., perà la mi sorella che s fatta suora ha scelto da sola la strada del convento. Nessuno glielo ha inculcato.

 

I vostri genitori andavano d'accordo?

Si s, andavano molto d'accordo!!

 

Chi era il più bello dei due?

Madonna.., per me ron belli tutti e due perché i genitori... nsomnia...

 

Di che partito erano?

Erano tutta chiesa.

 

Finanziariamente come stava la vostra famiglia?

C'avevano un podere del nostro, circa dieci ettari; da piccoli ce lavoravamo tutti... dopo noi figli siamo cresciuti e ognuno ha cercato de prende na propria strada.

 

Che scuole avete fatto?

Inizialmente ho frequentato fino alla sesta elementare, poi ho studiato da privato fino alla terza media. Verso i 26-27 anni s entrato impiegato fino al raggiungimento della pensione.

 

Quali erano i vostri divertimenti?

Aspettavamo che nevicasse per fa a pallate, a bocce. Ce se riuniva en casa de qualche famiglia, s'abbrustolivano i ceci e i semi de zucca, se giocava a carte, a mo nero... ta quillo che je rimaneva l mo nero, cio l'asse de bastone, faceva la penitenza. Tutto questo noi uomini. Le donne facevano la maja, filavano o scejevano i legumi per il giorno dopo. PeI ballo la mi famiglia era negata.

 

Avete fatto il servizio militare?

E s... S partito nel 1931 in fanteria, dopo da l son passato radiotelegrafista, dato che già lavoravo a le Poste. Ho finito de f el militare e s tornato a casa. Dopo s stato richiamato nel 1940 quando scoppi la guerra e fui mandato sul nucleo antiparacadutista perché conoscevo l'alfabeto Morse: A-B-...C--.D-.. E. F..-G--..H. I.. L.-.. M--  N-. O--- P.--. Q--.- R.-. S... T- U..-- V--.. Z--.. J.--- ma quest'ultima lettera s'adoperava poco.

In quei tempi il telegrafo portatile non c'era, allora venne sostituito con le bandiere di colore per ricevere e dare ordini. Me mandarono a Casarsa della Delizia. Questa località prima se chiamava solo Casarsa... ora je spiego perché dopo s chiamata Casarsa della Delizia... Una volta pass un re e aveva bisogno di andare al gabinetto; siccome non c'erano i gabinetti, la fece in un campo. Dopo aver finito, si alza e fa: Oh!!! Che delizia!!!. E da l se chiam Casarsa de la Delizia. Ci facevano fare delle esercitazioni di corse di circa 500 metri e per incoraggiarci ci dicevamo l'un l'altro: E una corsa di resistenza, chi non resiste non va in licenza. Non sono mai stato mandato in prima linea, ce s stato poco perché ho rotto na spalla durante l'esercitazione e me mandarono all'ospedale di Treviso. Dopo che m'hanno dimesso, me mandarono a casa e non ce s andato più. Nella casa dove abitavo in campagna, vocabolo Podic'rri, che significa Podere dei Cerri e si trova a Macchie di Castiglione dei Lago, hanno buttato due bombe di grosso calibro e la casa fu gravemente danneggiata. Fortuna che noi eravamo tutti nel rifugio vicino a casa, sottoterra, e non ce fu nessun ferito.

 

Quando avete ripreso il vostro lavoro?

Dopo che s tornato dell'Ospedale Militare di Treviso, s tornato in famiglia in convalescenza. Finita la convalescenza, s tornato al lavoro fino al 1968, che s andato in pensione con la ottava categoria...

 

 Quando vi siete fidanzato la prima volta?

E chi se lo ricorda?

 

Quando vi siete sposato?

A ottobre del 1961; prima ho trascurato per i vari spostamenti del servizio postale. Non avendoci un posto fisso non me volevo sposare, raggiunta la titolarità s stato destinato all'ufficio Postale di Tavernelle. In questo ufficio c'era la Diana... mi sono innamorato, ma ce s trovato subito bene, è un amore di donna.

 

Siete sempre andati d'accordo?

Molto, molto. Nel 1964 è nato Francesco, che rimarrà quello che farà vivere il cognome Bacioia, perché di sette figli che eravamo, sono nati due nipoti, una femmina della sorella maggiore e il mio, che oggi è il bastone della nostra vecchiaia. E felicemente sposato con Sonia Perucconi che lavora in un fabbrica di confezioni. Mio figlio è ragioniere ed è impiegato alla I.M.P., Industria Metalmeccanica Perugia.

 

Come trascorrete ora la vostra vecchiaia?

Eh così!!! Pieno d'acciacchi. Ma c perà un proverbio che dice: Se vuoi portare il carro a casa, attacca i buoi vecchi, perché i b'vi giovini, quando sentono il giogo, se girano, sculettano... insomma n v'jono tirà... invece i vecchi finch ci nno fiato t'rono.

Ve v'jo raccontà anche questa: c'era un prete che ci aveva sempre fame, un giorno chiam la perpetua che stava lavorando in giardino: A che ora si pranza?. A mezzogiorno, risponde lei. Allora sonale subito!!!. Ma erano soltanto le undici e trenta!

 

Intervista del 22 gennaio 1998.

 

Copyright © 2026 Edizioni Thyrus

Sede in via della Rinascita, 12 - 05031 Arrone (Terni) Umbria