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Edizioni THYRUS La magia della parola scritta
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Paolo Rossi Francesco d'Assisi e la valle Ternana
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CAPITOLO I PROLOGO Dalla Chronica del Monaco Ruggero da Wendover (+1236), coevo di frate Francesco, si apprende: (Anno 1207)1 In questi giorni sono comparsi dei predicatori, che portano il nome di Minori, i quali,
facendosi luce immediatamente, col favore di papa Innocenzo, hanno
riempito la terra. Essi abitano nelle città e nelle campagne in gruppetti
di dieci o di sette, non posseggono nulla, vivendo del Vangelo, in una
povertà eccessiva nel vitto e nel vestito. Vanno per il mondo a piedi
nudi e sono per tutti un grandissimo esempio di umiltà. Nelle domeniche e
nei giorni festivi, escono dalle loro piccole abitazioni e vanno a
predicare la parola di vita nelle chiese parrocchiali, mangiando e bevendo
quello che viene loro posto davanti da coloro presso i quali esercitano il
ministero della predicazione. Essi si rivelano tanto profondi nella
contemplazione delle cose celesti, quanto staccati dalle cose terrene e
dai piaceri mondani. Non conservano presso di s alimenti di sorta per il
domani, perché la povertà di spirito, che coltivano nel cuore, si
manifesti a tutti concretamente in ogni azione come nell'abito. Di questi giorni (siamo nel 1227), numerosi miracoli accendono luce
sulla santità di un frate dell'Ordine dei minori, di nome Francesco,
che ne è stato il fondatore. Racconterà qui la sua vita, secondo quanto
si dice di lui. Illustre per nobiltà di natali, Francesco fu ben più
illustre per la bontà dei costumi. Appena uscito dalla fanciullezza,
vissuta nella semplicità, incominci a riflettere a lungo sulle lusinghe
del mondo e la caducità delle cose umane, e sulla nullità di esse che
così presto svaniscono. Questo aveva appreso attraverso lo studio delle
lettere e delle discipline teologiche, a cui si era applicato dalla tenera
et, fino a raggiungere un possesso così perfetto da tenere in nessun
conto le cose terrene, volubili e di breve durata, e da bramare
ansiosamente con tutte le forze il regno dei cieli. Per potere più
liberamente mandare ad effetto quanto aveva concepito nel cuore, rifiutà
l'eredità paterna, che non era una piccola entità, e tutti gli
allettamenti del mondo; si rivestà di una tonaca con cappuccio e cilicio,
depose le calzature e si applic a macerare il corpo con veglie e
digiuni. E per vivere in povertà volontaria, fece un patto con se stesso
di non possedere mai nulla come proprio; neppure il cibo indispensabile al
corpo, se non gli era procurato in elemosina dai f'deli a titolo di carità.
E se, per caso, avanzava qualcosa a quella sua ben scarsa refezione,
subito lo distribuiva ai poveri, nulla trattenendo per il domani. Era
solito dormire vestito, su di una stuoia di giunco, che gli serviva da
materasso, aggiustandosi un pezzo di panno sotto il capo come guanciale,
felice di essere coperto con le sole vesti che portava di giorno, tonaca e
cilicio. Così vestito, andava per le strade a piedi nudi per propagare il
Vangelo, e abbracciando la vita apostolica esercitava l'ufficio della
predicazione, nei giorni domenicali e festivi, nelle chiese parrocchiali e
negli altri luoghi di incontro dei fedeli. La sua parola si imprimeva
tanto più profondamente nel cuore degli ascoltatori, perché lo vedevano
staccato da ogni desiderio carnale e dalle crapule della voracità. Per
poter poi portare a completezza il suo salutare proposito, l'uomo di Dio
Francesco raccolse insieme le norme (evangeliche) già accennate, con
l'aggiunta di poche altre (...), le trascrisse in un fascicoletto, si
rec a Roma, si presentà a Innocenzo III, che sedeva in concistoro,
chiedendo che la Sede apostolica approvasse la petizione. Il Papa, dopo aver considerato attentamente da un lato quel frate in abito strano, dal volto disprezzabile, barba lunga, capelli incolti, sopracciglia nere e pendenti, e dall'altro quella petizione che egli presentava, così ardua e impossibile secondo il giudizio comune, lo disprezz nel cuor suo e gli disse. V, fratello, cercati dei porci, a cui saresti da paragonare più che agli uomini. Allora, ravv'ltolati con loro nel fango e, consacrato loro predicatore, consegna ad essi la Regola che hai preparato. Francesco non frappose indugio, ma subito, a capo chino se ne usc. Fatic non poco a trovare dei porci; ma, quando finalmente si imbattà in un branco di essi, si ravvoltol con loro nel fango fino a tanto che ne fu tutto imbrattato, il corpo e il vestito, dai piedi alla testa. E così ridotto, torn nel concistoro e rivolto al Papa disse. Signore, ho fatto come mi hai comandato; ora ti prego, esaudisci la mia richiesta. Il Papa davanti a questo fatto, fu ripieno di ammirazione. Si dolse di aver disprezzato quell'uomo; ritornato in s, gli comand che andasse a lavarsi e poi ritornasse da lui. Francesco corse a lavarsi dal fango e prestamente ritorn alla sua presenza. Allora il Papa, preso da commozione verso di lui, approv la sua petizione, concesse a lui e ai suoi seguaci l'ufficio della predicazione mediante privilegio della Chiesa romana e, dopo averlo benedetto, lo licenzi2. Era la primavera del 1209, quando frate Francesco, ricevuti i favori dei Pontefice, partà da Roma3 . 1L'anno è presumibilmente il 1209-1210; Ruggero da Wendover, monaco di SantAlbano in Inghilterra,
servendosi di precedenti appunti e canovacci agiografici riguardanti l'Assisiate, compila la sua Chronica posteriormente alla canonizzazione di San Francesco (1228): ci spiega le inesattezze cronologiche che, sovente, accompagnano la sua opera. 2 Rogerus de Wendover, Chronica, o Flores Historiarum, in Monumenta Germaniae Hstorica,
Scriptores; cfr. AA.VV., Fonti Francescane, Editio Minor, Ed. Francescane, Padova 1990, II ristampa, pp. 1124-I 127. paragrafi 2278-2286, Ruggero da Wendover ha inserito questi passi nella sua Chronica, che in seguito Matteo Paris, anch'egli monaco di Sant'Albano in Inghilterra, sfrutta inserendoli con poche aggiunte nei suoi Chronica maiora. Dette testimonianze, contemporanee alla nascita dei movimento francescano, compilate da religiosi esterni all'Ordine, sono considerate di portata unica per un più obiettivo studio dei fenomeno minoritico. 3C discordanza sulla data della visita di frate Francesco ad Innocenzo III; molti la collocano al 1209, altri
al 1210. L'approvazione orale della Petizione, non fu seguita da documento ufficiale alcuno: da qui le controversie cronologiche.
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